Aforismi

Ogni tanto anch’io mi cito…


tutto ciò che pensi, credi, giudichi e sogni,  persino quello che immagini, speri, inventi e su cui fantastichi, tutto quello che appare nella tua mente si basa su cose, fatti e persone che conosci.
ricorda che il mondo è fatto di cose e persone che non conosci.
non esiste la realtà. esistono illusioni più o meno condivise.

più coglioni ti vengono addosso, camminando, in senso opposto al tuo, più probabilmente sei sulla strada giusta.

dio entra comodamente in tutti i cassetti che non riusciamo ad aprire. finché non riusciamo ad aprirli.

trovo ci sia una linea spessa ed evidente che unisce l’ateismo (nel senso più lato del termine come rifiuto di qualsiasi dogma religioso) all’anarchia: entrambi simboleggiano lo svezzamento dell’individuo che cessa di avere bisogno di entità superiori (terrene e non) per l’organizzazione della vita. Esattamente come un adolescente dovrebbe smettere di “cercare la mamma”, così l’uomo, la società, dovrebbero cessare di aver bisogno di un’organizzazione gerarchico-autoritaria di qualsiasi genere e, soprattutto, smettere di credere in un motivo superiore per fare del bene, piuttosto che trovarlo nella propria ragione e nella propria morale.

sembra paradossale nella sua semplicità, ma anche lasciando da parte etica, salute ed ecologia, si può decidere di smettere di mangiare animali seguendo la stessa lineare e ovvia logica secondo la quale chiunque, dotato di un minimo di buon senso, giudicherebbe stupido, immorale e insensato abbatere una sequoia di 100 anni per farne stuzzicadenti.

la verità assunta come credo è amara e velenosa quanto la bugia.

alcuni sanno, o per lo meno fingono, di saper disegnare il loro mondo. quanti dettagli, quanta saggezza, quanta audacia nel descriverlo. ma poi, quando è ora di firmare il disegno, la mano inizia a tremare e, alla fine, rimane nella tasca mentre ci si finge impegnati nell’ennesimo piccolo impedimento quotidiano.
dai, tanto era solo un disegno. tu ci avevi creduto?
così facilmente la matita scorreva sul foglio arzigogolando imperiosi motivi attorno alla parola “io”, così altrettanto facilmente cadono tutti, come soldatini quando ci si tira dietro il tappeto.

mi piacerebbe che la qualità, non solo del lavoro, dei prodotti e dei progetti, ma anche delle azioni e dei pensieri, tornasse ad essere di pubblico dominio, pubblica fruizione e proveniente dal pubblico. vorrei che non fosse più relegata a quei cosiddetti “addetti ai lavori” dei vari settori, che poi si trasformano in tecnocrati avidi e lisci, rigurgitanti di autocelebrazione e retorica, e per questo inutili.
la qualità stessa, quindi, diventa inutle.

andando avanti di questo passo inizieranno a guardare storto e dare del pazzo estremista anche a uno che smette di fumare, o che prende il caffé amaro, fa una passeggiata da solo in città o mette la freccia quando sterza.
le orrende e normai bestialità che ci circondano invece sono sdoganate e accettate come niente niente fosse.
mi sembra di vedere gente seduta tranquilla a pranzo con degli orchi mostruosi che si cibano di membra umane. non fanno una piega. poi al tavolo vedono uno che rifiuta il vino perché astemio e si guardano ridacchiando tra loro e scuotendo la testa: “ma hai visto cosa fa quello?”

trovare ed esaltare le pressoché inevitabili incoerenze in cui incappa chi persegue un cammino virtuoso e opposto allo status quo è l’hobby preferito dell’uomo disperatamente mediocre perché è come soffiare sul fumo denso della sua stessa mediocrità e, per un attimo, diradarlo.

quand’è stata l’ultima volta che l’obbedienza e l’omologazione sono state forze corroboranti in un processo di miglioramento di qualsiasi genere?
i veri cambiamenti avvengono seguendo strade mai percorse e queste si trovano necessariamente nella disobbedienza e nella diversità.
il concetto di istituzione è una declinazione fuorviante e politically correct di quello che in realtà è un sistema carcerario permanente e onnipresente.

credo che il dubbio sia la bibbia dei saggi. io non posso fare altro che cercare d’esserne degno profeta.

prova a comprendere ciò che odi. se dopo continui ad odiarlo, significa che non l’hai ancora compreso.

siamo le troie delle nostre debolezze che cammuffiamo da passioni, hobby, ideali, preferenze, abitudini… per sopportare il dolore di esserne quotidianamente violentati.

a volte “coerenza” è il nome che i deboli danno all’incapacità di rivedere le propria posizione

le persone tendono ad indentificarsi nelle proprie opinioni in maniera insana, senza considerare la leggerezza con la quale hanno pesato tali opinioni e soprattutto non tenendo presene che dovrebbe essere esattamente l’opposto.

ci vuole qualche pazzo in giro, altrimenti come fanno gli altri a sentirsi sicuri della propria normalità?

la memoria collettiva soffre di una grave forma di amnesia oggigiorno.

diventare maturo non mi interessa. è come per la frutta: quando sei maturo o cadi per terra o ti mangiano. meglio diventare… e basta.

anarchia e utopia hanno solo una cosa che le accomuna: fanno rima.

in questo mondo di merda, chiunque abbia un minimo di senso critico e sensibilità non può che mostrare segni di squilibrio… ma i veri folli sono quelli che non si pongono domande e ritengono il sistema in cui viviamo normale e giusto.

sei hai bisogno di un stampella per camminare, sarebbe logico tu spendessi le tue energie per curare la gamba malata, non per produrre stampelle migliori. invece la società si preoccupa solo di produrre leggi migliori, anziché fornire un’educazione sociale volta al rispetto, all’onestà. e finché sarà così saremo sempre “sbagliati” e bisognosi di leggi che, con la forza, ci rendano apperentemente un po’ meno sbagliati.

pensare di usare la geoingegneria per porre rimedio alle cazzate che abbiamo combinato su questo pianeta è come pensare di operarsi alle tibie e diventare più bassi perché si sbatte sempre la testa entrando in cantina.

cambiare opinione è relativamente facile e salutare: bastano le prove giuste o magari parlare con qualcuno. le credenze invece sono pericolose, si cambiano solo provocando dei traumi. con una guerra ad esempio. e le guerre sono l’investimento migliore per un paese. per questo le religioni sono sempre state un ottimo business.

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