non si è mai.


non si è mai come ci si vorrebbe ricordare.
la vita ha l’abilità di tenerti sempre ad un millimetro da ciò che ti aspetti o che aneli. tanto vicino ma mai, mai abbastanza. non sei mai abbastanza simile al sé che vorresti, quello sufficiente da poter pensare: “mi scatto una foto per ricordarmi così fra 10 anni”. non lo sei mai.
eppure guardando le foto vecchie, lì sì eri da ricordare: “ah, com’ero 10 anni fa!… mica come adesso”.
il vestito nostalgico è la migliore cornice che esista ed è capace di rendere valida un’opera d’arte di scarso valore. o forse è la scusa che serve per rendersi conto dell’effettivo valore delle cose che abbiamo di fronte adesso, ma che l’immediatezza rende piatte, usuali, migliorabili, non memorabili.
una specie di doping che eleva, dilata, frantuma l’hic et nunc, la prigione e l’altare di ogni singola opera d’arte, nel contesto assurdo ed irripetibile dove ognuno è l’artista, l’opera e il fruitore allo stesso tempo.
ripetibile e coerente diventa invece, se si è padroni di un’onestà profonda e insensibile, degna solo di se stessa. qualcosa di estremamente, eternamente raro. intimamente e unicamente vero.

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