perché, amaro

vorrei raccontarmi una storia diversa, senza tutte queste ombre… ma non ne sono capace: le ombre che ci trovo dentro sono la mia, riflessa e moltiplicata. anche da chi cerca di negarla.
non riuscirò mai a trovarmi a mio agio nei rosei paesaggi altrui. anche se ci provo a negarmi, a piegarmi, a vedermi diverso.  non lo sono. né diverso né piegato.
vorrei fosse soltanto arrivare a perdere ogni fiducia e sbuffare disarmato sull’inizio di ogni nuova cosa: tanto andrà male! ma non è solo questo…
ho riaperto la casa abbandonata, ci ho messo dentro una pesante e faticosa mobilia, contro tutto e tutti, me compreso, come fanno gli eroi… che vengono chiamati tali solo quando poi gli va bene alla fine.
ho riarredato la casa. sui pezzi di vetro c’ho lasciato l’anima, la mia, quella vera. ho ridipinto le pareti con la mia sudata fiducia, solo un po’, quanto bastava… è stato facile quanto costoso, duramente costoso… riaprire le porte, le finestre e far rientrare l’aria che respiravo da tempo… piena, fluida, densa… stupenda.
ma la casa è rimasta abbandonata. vuota. piena solo di nuovi ‘perché?’… e amaro.
tanto amaro.
mi basterebbe solo capire fino in fondo. neanche questo m’è concesso
solo ‘perché?’. e tanto amaro.
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