dicotomie da suicidio

una piccola sensazione, appena accennata, leggera come un brivido, mi dice di dilaniarmi l’anima, prima della carne.

esplodere da dentro, morire da dentro, avvelenare il nocciolo per far marcire la polpa e poi la buccia.

ma le mie parole son solo scuse. sono filtri grafici posti sopra
una realtà che non dice altro che dolore, complicazione e morte.

e così non so viverti come vorrei. non saprò mai se per colpa mia o ancora della sorte, se esiste.

e così non ho voglia di sognarti. sicuramente per colpa della
sorte, se esiste, che mi ha reso un figlio incazzato, stanco e
disilluso.

devo fare i conti con la possibilità che io mi possa innamorare
solo di una follia dal sapore tra la fiction ed il blasfemo… e nello
stesso tempo odiarla.

dicotomie da suicidio… eppure pezzi necessari ad un vero equilibrio a cui io non riesco ad arrivare.

così come l’essere intrappolato tra l’accettare o il cambiare una cosa.

determinazione, coraggio e sacrificio… peculiarità positive, si
dice. ma indirizzate verso che cosa? non esistono cose positive,
esistono cose e basta. se arrivo a comprendere questo, capisco quanto
sia labile qualsiasi concetto umano, qualsiasi. conseguenza: libera
interpretazione, infinite strade… rimango inerte e abbagliato da ogni
visione. fermo. libero di fare qualunque cosa, impossibilitato a farne
alcuna.
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