io per me

mi faccio ingannare da parole di altri destinate ad altri, da commiserazioni e paure, da cecità peggiori della mia.
dicevo che è sempre più facile dire cosa non è, piuttosto che cosa è… più facile dire cosa non sono che cosa invece sono… e devo uscire da questo mordermi la coda.
l’automiglioramento procede, basta sperare che duri, che le mura interne reggano al collasso di quelle esterne, che il nucleo sia il motore per costruire la polpa, fino alla buccia… se di buccia c’è bisogno. di solito no.
aspettare… aspettare… sembra diventata la parola chiave, che apre però non la porta delle possibilità, ma una qualsiasi, sbagliata comunque.
ho ancora nella testa i versi dei cani che imitavo ridendo, il non riuscire a concludere una domanda facilissima, e il perdermi in verità conosciute solo in stato di ebbrezza… ci voleva in fondo…
"come si chiamava il dio che volevano evocare in conan il distruttore?… ma te lo fan fare un po’ diii aaa… vuw! vuw!… era qui che ho sentito un coro di chiesa… seguilo!… un mio amico scrisse: alla ricerca di Maestri, Amici e Amore. cazzo in 3 parole ha riassunto la vita… no! qui ci abita la mia ex… voglio il salato…"
e poi che rimane?… un saluto al freddo, una macchina che si allontana… hai mai pensato se… no lascia stare.
penso a me… profondamente… io per me.
io per me.
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2 risposte a io per me

  1. Francesca ha detto:

    E\’ quello che sto cercando di fare anch\’io..ma costa sacrifici l\’automiglioramento, e soprattutto costa il dover ammettere che siamo noi ad avere sbagliato, fino ad oggi. E costa ancor più non poter più dare la "colpa" a qualcosa o a qualcun\’altro…perché sarebbe ancora una volta cadere nell\’autoinganno, nell\’autocommiserazione, nel non crescere per non cambiare, nel non voler accettare che gli altri non devono essere uguali a noi.

  2. Laura ha detto:

    Per gli uomini non esiste nessunissimo dovere, tranne uno: cercare se stessi, consolidarsi in sé, procedere a tentativi per la propria via ovunque essa conduca.Ciò mi scosse profondamente e questo fu il risultato di queste esperienze: molte volte avevo fantasticato sul mio futuro, avevo sognato ruoli che mi potevano essere destinati, poeta o profeta o pittore o qualcosa di simile. Niente di tutto ciò. Né io ero qui per fare il poeta, per predicare o dipingere, non ero qui per questo. Tutto ciò è secondario.La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi. Uno può finire poeta o pazzo, profeta o delinquente, non è affar suo, e in fin dei conti è indifferente. Il problema è realizzare il suo proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto fino in fondo dentro di sé. Tutto il resto significa soffermarsi, è una mezza misura, è un tentativo di fuga, è il ritorno all\’ideale di massa, è adattamento e angoscia di fronte a se stesso.Terribile e sacra sorse davanti a me la nuova immagine mille volte intuita, forse già espressa, eppure soltanto ora vissuta. Io ero un parto della natura lanciato verso l\’ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito. Nient\’altro. Avevo già assaporato molta solitudine. Ora ebbi l\’impressione che ne esistesse una più profonda e forse inconfutabile.Demian (Hermann Hesse)

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