sogni/incubi indotti

cerco d’essere razionale, anche su questo, per non avere la colpa di un irragionevole pessimismo…
accantonato lo sterile “c’è di peggio”, “c’è di meglio”, non riesco più a respirare, a togliermi di dosso le funi che mi legano a quella roccia così pesante sul fondo del mare, e che mi somiglia così tanto.
nessuno ha il diritto d’imprecare, di rivendicare qualcosa, la mia felicità, la mia gratitudine… nessuno!
perché i colori della mia vita sono solo sogni, mentre i tratti scuri e le ombre sono tangibili e forti quanto un cazzotto in bocca.
mi avvicino silenzioso e inerme a quel giorno, come fosse una vita intera, una specie di traguardo al di là del quale è tutto buio ed incerto. non riesco a guardare oltre, ed il “prima” perde sempre più significato, riesco solo a guardare l’orologio, e quel traguardo su cui non vedo scritto niente… né partenza, né arrivo, né checkpoint…
è solo un’altra ignota carta che non ho chiesto, lì ferma sul tavolo, a faccia in giù…
e più m’attacco con forza alla parete, più mi rendo conto di quanto delicati, labili e lontani siano gli appigli da usare.
vi accuso di essere solo sogni, mi spiace: lo siete… amore, passione, sentimento, poesia, arte, ispirazione, felicità… siete solo mezzi sogni che tentate di farmi continuare a dormire in questo mezzo incubo…
così attendo solo di svegliarmi, o addormentarmi per davvero.
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3 risposte a sogni/incubi indotti

  1. Francesco ha detto:

    mentre i tratti scuri e le ombre sono tangibili e forti quanto un cazzotto in bocca….si si…ma ricorda ciò che dice il saggio Francè….sempre meglio un cazzotto in bocca che ottocazzi nel c-u-l-o…..

  2. Francesco ha detto:

    vorrei ufficialmente chiedere scusa a Massy per il linguaggio che ho adottato nel commmento precedente…mi è scappato quel commento…giuro che non lo faccio più..promesso….

  3. Francesca ha detto:

    Massi secondo me questa poesia ti piace:
    "Ho inghiottito una formidabile sorsata di veleno.  – Sia tre volte benedetto il consiglio che mi è giunto! – Le viscere mi bruciano.  La  violenza  del  veleno  mi  torce le membra, mi rende deforme, mi  schianta. Muoio di sete, soffoco, non posso gridare.  E\’ l\’inferno, la  pena  eterna! Guardate come il fuoco si ravvi- va! Brucio come si deve. Va\’, demonio!   Avevo intravisto la conversione al  bene e alla felicità, la salvezza.  Come  descrivere  la  visione,  l\’aria dell\’inferno non tollera inni! Erano milioni di creature affascinanti, un soave concerto spirituale, la forza e la pace, le nobili ambizioni, che so?   Le nobili ambizioni!   Ed è ancora la vita! – Se la dannazione è eterna! Un uomo che si vuole mutilare è dannato sul serio, ve- ro? Mi credo all\’inferno, dunque ci sto. E\’ l\’adempimento del catechismo.  Sono  schiavo del mio battesi- mo. Genitori, avete fatto la mia infelicità e avete fatto la vostra. Povero innocente! L\’inferno non  può at- taccare i pagani. –  E\’ ancora la vita! Più tardi, le delizie della dannazione saranno più profonde.  Un  de- litto, presto, che io cada nel nulla, secondo la legge umana.   Sta\’ zitto, ma stai zitto!… C\’è la vergogna, c\’è il rimprovero, qui: Satana che dice che il fuoco è ignobile, che la collera è terribilmente sciocca.  – Basta!… Con gli errori suggeriti dagli altri,  magie,  falsi profumi, musiche puerili. – E dire che posseggo la verità, che vedo la giustizia: ho un giudizio sano e sicuro, sono pronto per la perfezione… Orgoglio.  – La pelle della mia testa si dissecca.  Pietà! Signore, ho paura.  Ho sete, tanta sete! Ah! l\’infanzia, l\’erba, la pioggia, il lago sulle pietre, il chiaro di luna quando il campanile suonava dodici… il diavolo è al campanile, a quest\’ora. Maria! Santa Vergine!… – Orrore  della  mia  stu- pidità.   Laggiù, non ci sono forse anime oneste, che mi vogliono bene… Venite… Ho un  guanciale  sulla  boc- ca, non mi sentono, sono fantasmi. E poi, nessuno pensa mai agli altri. Non avvicinatevi.  Puzzo di  bru- ciato, è sicuro.   Le allucinazioni sono innumerevoli.  Proprio  ciò che ho sempre avuto:  niente più fiducia nella storia, l\’oblio dei principi. Non parlerò: poeti e visionari sarebbero gelosi.  Sono mille volte il più ricco, dobbia- mo essere avari come il mare." A. Rimbaud "Notte dell\’Inferno", da "Una stagione all\’inferno"

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